Una lettura controcorrente degli attentati parigini. Se per ogni bambino e adolescente garantiremo educazione, famiglia, gioco e cultura…..

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Nei giorni che hanno seguito gli attentati parigini, sui social si sono susseguite spiegazioni più o meno credibili delle macchinazioni e dei moventi alla base della strategia del terrore. Certo, a voler ragionare con il decoder della geopolitica, basta capire a chi possa giovare la tensione creata per cercare eventuali e misteriosi mandanti: da coloro i quali vogliono serrare le frontiere extra UE in entrata, a chi ha interesse a colpire euro e dollaro. Tutte ipotesi rispettabili, ma la mia paura è che ai più sfugga un dato sociologico fondamentale. I due fratelli che hanno massacrato la redazione di Charlie Hebdo avevano avuto un’infanzia difficile. Sì, proprio così, quella che sovente è una battuta tra amici, “hai avuto un’infanzia difficile!”.I due terroristi vivevano nella periferia disagiata della capitale francese, senza riferimenti familiari, senza un piano educativo di sostegno e di integrazione. Raccogliere adepti in un ambiente del genere è quanto di più semplice. Vedi Scampia. La differenza tra gli adolescenti che rapinano, spacciano e ammazzano a Scampia e i ragazzi di origine mediorientale che, dopo una vita difficile, abbracciano una fede estremista è estremamente labile.La disperazione e la mancanza di riferimenti affettivi ed educativi non può che produrre problemi di adattamento psicologico e sociale. Se dall’analisi della tremenda settimana francese ne verrà fuori solo una giro di vite sulle politiche di immigrazione, allora vorrà dire che le tesi dietrologiche avranno fatto centro. Se, invece, per una volta, daremo ascolto a chi, come me, da anni implora un maggiore investimento pubblico e privato nel miglioramento delle condizioni di infanzia e adolescenza, senza distinzione di etnia e nazionalità, tantomeno di religione, creeremo un humus differente. Un terreno fertile nel quale la zizzania del fondamentalismo, di qualsiasi matrice, non potrebbe in alcun modo attecchire. Se per ogni bambino e adolescente garantiremo educazione, famiglia, gioco e cultura, se ogni giovane avvertirà la sensazione di avere le medesime opportunità di tutti i suoi coetanei, sarà più arduo per i fomentatori del terrore reclutare povere anime sbandate.Anche questa volta temo che anziché fare la guerra alla povertà, rischiamo di fare la guerra ai poveri. Ciò equivarrebbe ad un secondo attentato alle radici della convivenza pacifica. Chiediamo a gran voce di investire in educazione, aumentando la gratificazione degli insegnanti e la loro formazione. Gridiamo il desiderio di cultura, autentica forma di libertà e autodeterminazione. Coloriamo le periferie e non ricordiamoci dei loro abitanti solo nelle competizioni elettorali. In quelle periferie cresce la gran parte dei futuri cittadini adulti.

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